domenica 22 settembre 2013

La storia del trucco in Corea





Nella cultura coreana, come ho scritto in molti miei articoli, tutti i gesti legati alla vita quotidiana e agli usi e costumi assumono significati particolari, per la tradizione filosofica e culturale del Paese. Un’attività importante per il benessere della donna, il trucco, che può sembrare come uno strumento della vanità, in Corea ha una profonda ragion d’essere, aiutava ad attirare la benevolenza e la protezione delle divinità (sciamanesimo) e a tenere lontana la cattiva sorte. Sia gli uomini che le donne, dai tempi più remoti, erano convinti  che l’aspetto esteriore potesse, non solo rispecchiare, ma soprattutto aiutare l’interiorità  umana, migliorandola.






La storia del trucco in Corea è iniziata durante i 3 regni (918-1392) quando le persone hanno cominciato ad interessarsi alla cura del proprio aspetto come senso di gratificazione. Durante quest’era i contenitori dei cosmetici erano fatti principalmente di terracotta, ma con la diffusione della cultura Celadon (si riferisce ad un tipo particolare di ceramica coreana che ha raggiunto l’apice durante il periodo della dinastia Koryo 918-1392)  furono prodotti numerosi tipi di contenitori in ceramica. Il motivo principale per il quale le dame si truccavano era quello di apparire il più sane possibile, per farlo utilizzavano vari prodotti tra i quali: esfolianti per il viso, lozioni di bellezza, creme facciali e olii, insieme a polveri colorate e tintura per affinare le sopracciglia.




I germogli di soia verde venivano usati come un sapone detergente, mescolando la loro polvere con acqua, perché la soia contiene una sostanza chiamata saponina (glicoside terpenico di origine vegetale che prende il nome dalla Saponaria officinalis, che veniva coltivata un tempo per il lavaggio della lana. Centinaia di piante contengono saponine, e quest'ultime possono essere così abbondanti da raggiungere anche il 30% del peso secco della pianta). Le lozioni che vengono applicate dopo il lavaggio erano estratte dai succhi di piante come la zucca, gli olii estratti dai semi della piante avevano la funzione di solvente. Dalla camelia veniva estratto l’olio utilizzato per i capelli, che rispetto alle lozioni ricavate da altre piante era meno appiccicoso e aveva un dolce profumo. L’olio di albicocche poteva agire sulle lentiggini, mentre quello di cartamo (noto con i nomi comuni di cartamo o zafferanone, è una pianta appartenente alla famiglia delle Asteraceae) era ricco di vitamina E, che idratava la pelle e la rendeva lucente.





Le antiche dame avevano un buon profumo perché oltre agli odori dei trattamenti utilizzavano varie fragranze, come quella ricavata dai chiodi garofano secco, deodorante con effetti terapeutici, soprattutto durante il bagno si credeva che alleviasse lo stress e la fatica mentale. Nel Gyuhap Chongseo (Enciclopedia delle donne), opera risalente al 1809, sono indicati tutti i metodi antichi riferiti alle profumazioni. Il riso e il miglio, “mibun” o “baekbun”, erano usati in polvere. Il miglio era mescolato con l’acqua e l’olio per aderire meglio al viso. 


 

Le donne coreane hanno da sempre una fissa per le sopracciglia, della loro abilità nel modellarle ho scritto già in questo articolo, nell’antichità questa mania era ancora più accentuata, infatti, come anticipato sopra, esistevano delle tinture per “modellare – dipingere” le sopracciglia.  I colori utilizzati erano: le diverse tonalità di marroncino, il nero e il blu. Il testo Gyuhap Chongseo descrive i 10 più popolari disegni applicati alle sopracciglia, tra i quali imperavano la mezzaluna e le foglie del salice. Come rossetto veniva usata  una tintura, Yeonji, estratta dal certamo e applicata sulle labbra. Per ravvivare le guance si faceva ricorso al trucco fatto dai fiori di zafferano.



Specchio periodo Goryeo



Secondo uno scritto di un ambasciatore cinese alla corte di Koryo, Xuanhe fengshi Gaoli tujing risalente al 1123, le donne altolocate rispetto alle popolane preferivano un trucco leggero. Durante la dinastia Joseon alla pelle bianca, risultato dello stile precedente, dalle donne fu preferita una pelle color pesca, sui capelli era applicato l’olio ricavato dai fiori peonia.  Le donne della classe umile non erano da meno, amavano anch’esse truccarsi, ma ricorrevano a prodotti meno costosi, per disegnare le sopracciglia utilizzavano il carbone, mentre per il rossetto del peperoncino essiccato. 






Durante la dinastia Joseon più del trucco, forse per via dei principi confuciani, erano molto importanti gli oggetti legati alla bellezza.: i contenitori di cosmetici di porcellana bianca e blu, i bellissimi specchi, pettini, cappelli, pendenti e forcine. Sopratutto i contenitori avevano una funzione importante perché contenevano tutto il necessario che una dama doveva sempre avere a portata di mano per essere bella, la loro apertura era molto stretta per evitare il deterioramento del cosmetico. Le donne delle classi agiate imitavano, nello stile, le ginsaeng (donne di spettacolo). Su questo punto c'è da fare una precisazione, molte fonti che ho consultato erano discordanti sul fatto che le donne altolocate volessero apparire, nello stile, simile alle kisaeng, alcuni siti riportano il contrario, giustificando l'affermazione con l'ideale confuciano di sobrietà e semplicità, poi le kisaeng seppur artiste erano sempre donne non nobili. Tuttavia, ho preferito riportare la tesi del responsabile del centro Coreana cosmetics Museum, che ha sostenuto la volontà della donna aristocratica, in epoca Joseon, di rifarsi alla bellezza ed eleganza della gisaeng.




Cipria Bakgabun
 


Ala fine del XIX secolo la cultura della bellezza orientale si dovette confrontare con lo stile dei prodotti occidentali, che si stavano diffondendo in massa.Tuttavia, agli inizi del 900, in Corea venne lanciato sul mercato il primo cosmetico “di massa”, una cipria chiamata Bakgabun, che ebbe molto successo al principio, per poi vedere un calo delle vendite a causa del suo elevato contenuto di piombo. Da quel primo prodotto l’Industria coreana si affacciò nel mondo della bellezza a tutti i costi. Tra il 1920 e il 1950 l’economia coreana della sfera cosmetica ha visto più bassi che alti. Infatti, nel 1920 andavano per la maggiore i prodotti giapponesi, ripresasi dopo la liberazione dal dominio coloniale dovette subire un ulteriore calo a causa della guerra delle due Coree. Nel 1961 fu emanata una legge in Corea del sud, che vietava la vendita dei prodotti stranieri nel Paese, questo permise la rinascita dell’industria cosmetica coreana. Il korean hallyu ha contribuito notevolmente al successo dei prodotti coreani nel resto del mondo.





CATEGORIA: Cultura in Pillole


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