lunedì 10 febbraio 2014

Gatsin: scarpe tradizionali coreane





Come si fa a non amare le scarpe? Non sono solo utili, perché senza ci toccherebbe camminare per le strade a piedi nudi, ma rappresentano il completamento del nostro stile;  sia che preferiamo vestire sportivi o classici, la scarpa dona quel pizzico di originalità che non può mancare nel proprio corredo quotidiano. 





Come ho scritto nell’articolo sull’hanbok, uno dei miei primi lavori, l’abito tradizionale coreano nell’epoca joseon è stato arricchito, rispetto al passato, da ornamenti di delicata bellezza, oltre ai fermagli da indossare sulla stoffa o sui capelli, un elemento essenziale erano i calzini chiamati 버선 beosun (pronucia bo-sun). I boesun sono calzini bianchi appuntiti sulle dita, destinati a piedi aggraziati, questo è un serio problema, perché molte turiste, che desiderano comprare, in Corea del sud, un hanbok corredato di tutto, non riescono sempre ad indossare questi capolavori a causa delle fettone che si ritrovano come piedi (dalle tristi dichiarazioni di una blogger americana xD).






Dopo aver indossato un hanbok, insieme ai suoi calzini, dobbiamo camminare così, a piedi infreddoliti? Noooo!! xD I calzini boesun, insieme al piede, vanno dentro un paio di scarpe tradizionali coreane. queste scarpe, oggi, sono generalmente conosciute come Gatsin 갖신, che significa letteralmente “scarpe floreali”, perché ricordano i petali dei fiori, di Gatsin ne esistono due tipologie: hwa (stivaletti) e hye (scarpe basse). Anche se il nome più diffuso, soprattutto dai media, è gatsin, perché la vanità femminile è padrona della moda, continuando a leggere gli articoli scoprirai quanti nomi diversi hanno le calzature coreane. La versione moderna delle scarpe in questione è dotata di un tacchetto basso.








La scarpa tradizionale coreana è diventata una parte importante dei costumi sociali nell’epoca Joseon,ogni classe aveva la propria calzatura, di materiale e fattura ricchi o poveri, con un proprio nome:







꽃신 kkotshin: scarpe di seta con ricami floreali






짚신/jipshin: sandali fatti di paglia e indossati dalla gente comune






미투리/mituri: calzature realizzate in canapa e indossate dai nobili yangban










나막신/namangshin: zoccoli di legno che avevano il compito di proteggere i piedi dal fango e dalla pioggia






/hye: scarpe basse simili ai mocassini moderni




운혜 / unhye (oon-hye) sono scarpe da donna, una versione particolare delle /hye, realizzate in seta e finemente colorate, con lavorazioni dello stesso materiale.






당혜 / danghye: scarpe femminili in pelle e decorate sulla parte "arricciata"





태사혜/taesahye: sono le /hye maschili, realizzate con la pelle degli animali





흑혜 / heukhye: scarpe maschili realizzate in cuoio e lana, indossate dagli yangban durante la vita quotidiana, il loro colore era il nero.





/hwa: sono stivali realizzati in pelle e velluto, erano indossati da personaggi come le guardie e gli ufficiali governativi.








In  Italia esistono ancora realtà belle come le piccole botteghe artigianali, ancora in attività è la figura del calzolaio, che soprattutto nei tempi di crisi che stiamo vivendo, sembra avere ripreso a lavorare a pieno ritmo. Alcuni calzolai lavorano nel quotidiano, riparando le calzature più disparate, altri sono artisti di nicchia che realizzano prodotti caratterizzati da eleganza o tradizione; questo avviene in Corea del sud dove c’è ancora chi produce la classica scarpa per l’hanbok.

 
Il calzolaio coreano sa che per realizzare una perfetta Gatsin è necessario dare alla scarpa una forma che tenga conto di due regole importanti:


  1. Una punta alle dita dei piedi,
  2. Una forma arrotondata ai bordi che deve ricordare le maniche del jeogori, una parte dell’hanbok coreano


Questo secondo punto, o regola, è interessante perché la stessa stilista di hanbok Lee Young Hee, ha affermato più volte che la forma rotonda rappresenta “il caloroso abbraccio del popolo coreano”. 









Le scarpe Hye sono realizzate incollando diversi strati di cotone o ramia (fibra vegetale), su una base di cotone, e rivestendo il tutto con la seta, come rivestimento esterno. Il prodotto viene cucito su una soletta di cuoio, prestando attenzione ad ottenere una punta che non si possa storcere facilmente. Gli artigiani tradizionali sono stati divisi in due categorie: "hwajang" (realizzano gli stivaletti) e "hyejang" (realizzano le scarpe basse). Sono divenute meno importanti dal 1920, quando hanno preso il sopravvento le scarpe giapponesi, senza contare il periodo che va dal 1930 in poi, che ha visto l’emergere dello stile occidentale. Oggi vengono nuovamente apprezzate perché la tradizione è diventata una questione di stile.








3 commenti:

  1. è vero, poi adoro particolarmente le scarpe *___*
    grazie del commento
    ~ haneul

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