mercoledì 19 febbraio 2014

Hanok: la casa tradizionale coreana







L’hanok  한옥 è il termine che identifica lo stile architettonico delle case tradizionali coreane, la caratteristica di queste costruzioni è data dal tetto. La tettoia delle case, anche se alcune non si realizzano più, può essere di vari tipi: paglia, legno, ghiaia e  tegole. I turisti più attenti, dopo aver visitato la Corea del sud, tornano a casa con un po’ di stile hanok nel cuore, con quel calore e quella eleganza che solo l’oriente sa regalare  








Una casa coperta da  un tetto in tegole è sicuramente più costosa rispetto ad una costruzione realizzata con altri materiali, perché le tegole da cui è composto sono sottoposte ad un complesso processo di cottura  e rivestite accuratamente. Infatti, almeno nell’antichità, solo lo strato sociale più ricco della popolazione coreana poteva permettersi le case con i tetti di tegola, ad esempio i funzionari governativi o gli aristocratici. Le antiche case in stile hanok, costruite nelle campagne, si differenziavano per maestosità, quando in una piccola area c’erano più costruzioni, ad esempio nel caso di una “fattoria”, l’abitazione del ricco signore era costruita su un livello di terreno sopraelevato, in modo che le abitazioni di chi lavorava per lui, come un mezzadro, risultassero più basse e piccole. I materiali con cui erano costruite le dimore dei lavoratori erano poveri e facilmente reperibili in natura.







Le case delle persone comuni avevano nomi differenti, a seconda della forma dei loro tetti e della struttura architettonica. Erano diffuse le case dai tetti di paglia, pietruzze e legno, con le mura impastate di fanghiglia; materiali poveri, ma che rendevano le abitazioni uniche, perché realizzate con materiali non sottoposti ad alcun processo di trasformazione, come avveniva, invece, per le case con i tetti in tegola. Nei villaggi di montagna, i contadini che praticavano il debbio (pratica rudimentale di fertilizzazione del terreno che consiste nell'incendio dei residui colturali o della vegetazione), costruivano le case con delle “tegole”, realizzate con tocchi di legno, o delle canne, mentre il resto dell’abitazione era costituito da pampas (un particolare tipo di erba) e canne, come per la copertura. Le persone che vivevano nei pressi dei fiumi costruivano pareti di fanghiglia usando della ghiaia, realizzando, alla fine, il tetto.






La terra gialla, che poteva trovarsi nei campi, era utilizzata per realizzare le mura delle case, lastre sottili di pietra erano usate per costruire il sistema ondol (sistema di riscaldamento sottostante il pavimento). I pilastri delle abitazioni erano realizzati con il legno trovato sulle montagne, le recinzioni erano di pietra o fango. Le pareti vere e proprie delle abitazioni erano costituite da sabbia, terra, pietre e malta (un conglomerato costituito da una miscela di legante ,ad esempio cemento e/o calce, acqua, inerti fini ,ad esempio sabbia, ed eventuali additivi, il tutto in proporzioni tali da assicurare lavorabilità all'impasto bagnato e resistenza meccanica allo stato asciutto, dopo la presa e l'indurimento). 






La famosa carta hanji, utilizzata per realizzare le bellissime bambole coreane tradizionali, conosciute come Dak doll, è ampiamente sfruttata all’interno della casa in stile hanok. Ricavata dall’albero di gelso, viene applicata al telaio delle porte scorrevoli, ecco perché un’usanza bislacca vede i genitori della coppia, nel matrimonio tradizionale coreano, forare le pareti della stanza nuziale per “controllare i  lavori in corso”, ciò è possibile grazie al fatto che sono rivestite di carta. La carta viene applicata anche sul pavimento, che poi viene lucidato con olio vegetale per renderlo impermeabile. Gli elementi naturali, utilizzati per costruire la casa coreana, garantiscono anche un buon riparo dall’umidità. L’hanok, in definitiva, è uno stile architettonico completamente immerso nella natura, dove i padroni di casa sono l’armonia e l’equilibrio cosmico. 



 Il sistema di riscaldamento ondol







Una grande attrattiva tecnica delle case coreane, costruite in stile hanok, è l’esistenza di un sistema di riscaldamento chiamato ondol. La parola ondol significa letteralmente “riscaldare la pietra”, si tratta di una tecnica che utilizza il fuoco proveniente dalla cucina, intesa come stanza, il calore viene trasmesso alle altre stanze attraverso degli strati di pietra sottostanti il pavimento. La pietra riscalda la stanza e  la mantiene tale per parecchio tempo. Se il galateo coreano esige che un visitatore debba togliersi le scarpe prima di entrare in una casa, soprattutto tradizionale, una ragione c’è, non si tratta di una fissazione da disperate houswives. Il fatto è che, così come avviene in molte culture asiatiche, il pavimento è un luogo di vita, noi occidentali lo usiamo per camminare, ma generalmente non amiamo l’idea di entrarci in contatto, al contrario, la popolazione orientale ci mangia e ci dorme; il pavimento della casa coreana è caldo e confortevole, l’inverno ci vengono stese delle lenzuola per dormirci sopra, questo , però, richiede una grande cura per l’igiene, che ripudia la scarpa xD.







Così come il dolce tepore del calore custodisce la casa coreana d'inverno, in estate la temperatura è mantenuta ad un giusto grado, sfruttando le correnti d’aria, le case tradizionali, infatti, hanno poche “pareti” e porte, come le intendiamo noi occidentali, in modo che l’aria possa passare e circolare per tutta l’abitazione, rinfrescandola.


Il sistema di riscaldamento ondol ha soprattutto una funzione terapeutica, il calore che emana, durante la stagione invernale, si dice faccia bene alla salute, abbia un effetto rinvigorente. È caldamente consigliato di dormire sul pavimento caldo alle donne incinte, agli anziani e alle persone malate, perché ne traggono giovamento.



 La geomanzia sceglie la tua dimora






Nella cultura coreana ha una grande importanza l’arte divinatoria, nel mio articolo sull’origine dei nomi coreani ho anche sottolineato come si faccia ricorso ad essa per scegliere il nome del proprio figlio, in modo che abbia successo nella vita. Come un nome può condizionare l’esistenza, la stessa cosa vale per la propria casa, per costruire una dimora che portasse fortuna alla famiglia, un tempo, veniva sfruttata la geomanzia. Questa forma di divinazione ha come scopo quello di localizzare i siti favorevoli per costruire case e fondare città.


La teoria base della geomanzia nasce dalla tradizione popolare che vede la terra come madre a creatrice di tutte le cose, la sua energia esercita una grande influenza sulle persone, ad esempio su coloro che abitano in una determinata zona. Secondo la geomanzia, dove maschio e femmina, cielo e terra, sono in armonia tra loro, viene prodotta energia positiva che si manifesta in vento e acqua. La parola coreana corrispondente di geomanzia è  p'ungsu  風水 (caratteri hanja, cinesi),che significa, appunto, vento e acqua.


La divinazione della geomanzia utilizza dei punti di riferimento per determinare dove l’energia della terra è presente e “vibrante”. Il sito ideale dove stabilirsi viene chiamato  myongdang, è un luogo circondato da alte montagne, ad est rappresenta il dragone blu, ad ovest la tigre bianca (i guardiani custodi dei punti cardinali: “le quattro direzioni del mondo”). Un fiume che scorre attraverso la pianura rende il luogo perfetto. Tutte queste “regole”, dettate dall’arte divinatoria, erano ampiamente considerate, nell’antichità, nella selezione dei siti dove costruire le case. Se per fondare un villaggio, ad esempio, veniva scelto un buon sito, gli abitanti godevano di fortuna e prosperità, cosa che non avveniva ignorando i principi della geomanzia.





Piccola curiosità sulla fondazione di Seoul






Quando re T'aejo, fondatore della dinastia Joseon,  stava cercando un luogo dove fondare la capitale del suo regno, scelse un sito circondato da alte montagne: il monte Pugaksan a nord, il monte Naksan a est, il monte Inwangsan a ovest e il monte Namsan a sud; il dolce fluire del fiume Han ha reso prospera la capitale, grazie alla scelta fatta, insieme alla dinastia fondatrice, per più di 500 anni.








In Corea del sud lavora e vive un architetto italiano di nome Simone Carena, che appassionato dell’antico stile delle case coreane, l’hanok, si è impegnato, nel 2012, in un grande progetto di rimodernamento delle stesse, senza turbarne la struttura ^_^.





Altre sorprese ci attendono, conoscendo lo stile hanok ...






3 commenti:

  1. Caspita il sistema di riscaldamento era avanti!!!
    Questo articolo è molto interessante!
    La parte che mi piace di più è quella dei materiali naturali utilizzati per la costruzione e quella sulla funzionalità della casa in base ai loro costumi, come l'esempio del pavimento.
    Le case koreane mi avevano incuriosito già quando avevo seguito il drama personal preference..anche se li era una casa a metà tra lo stile antico e il moderno (^^)

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  2. ciao piuzza,
    mi fa sempre piacere leggere i tuoi commenti, a volte sono in ritardo nel rispondere perché sto portando a termine qualche ricerca xD. A me la casa coreana tradizionale piace tantissimo, non so se stai seguendo il dorama Prime Minister & I, se presti attenzione alla casa del Ministro dall'esterno è un palazzo moderno, ma all'interno riproduce le fattezze della classica casa coreana tradizionale, soprattutto la veranda e gli ambienti molto illuminati. Non ho ancora esurito l'argomento dell'hanok, appena riesco a organizzarmi postero altri articoli.
    grazie del commento
    ~haneul

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  3. Grazie per l'articolo.Sono a Daegu , appena tornato da una passeggiata tra queste case, soffocate dai grattacieli, bellissime. Hanno un fascino enorme, purtroppo le scritte che dovrebbero spiegare la loro storia sono in coreano, ohimé..
    Continuo a leggere il vostro blog, grazie ancora. Franz

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