domenica 6 aprile 2014

Bukchon Hanok Village




Nel 2010, dall’emittente televisiva MBC, fu trasmesso il dorama di 16 episodi, intitolato Kaeinui Chwihyang (개인의 취향), anche conosciuto come  Personal Taste/Personal Preference. Protagonisti erano Lee Min Ho, nei panni di Jeon Jin Ho, e Son Ye Jin, nei panni di Park Kae In. Sto citando questo dorama non perché io abbia intenzione di scriverne una recensione, se continui a leggere capirai. La vera protagonista del dorama era la casa Sanggojae, collocata al 31 di Beon-ji (Gahoe-dong, Bukchon), una particolare abitazione in stile hanok dall’esterno, ma con i confort moderni all’interno. Il nome della casa è stato scelto da chi l’ha progettata, il padre della protagonista, per simboleggiare, attraverso le parole, l’amore per la sua famiglia; infatti, il significato di Sanggojae è “luogo dell’amore reciproco”. Per scoprire il segreto legato al progetto di Sanggojae, Jin-ho finge di essere gay, in modo da essere ospitato dalla proprietaria della casa. La facciata d’entrata della struttura, ovvero il cancello, insieme alle strade circostanti, sono luoghi reali del Bukchon Hanok Village, un’area di Seoul dove è possibile assaporare il gusto un po’ amaro, ma solenne, del passato …






A Seoul, la capitale della Corea del sud, esiste un’area chiamata Bukchon Hanok Village, per capirne la bellezza è necessario fare un salto nel tempo. Durante la dinastia Joseon, Seoul era divisa in due zone, a sud dimoravano gli ufficiali di basso rango,mentre a nord c’era un “borgo”, dove abitavano gli ufficiali di alto rango, chiamato Bukchon (북촌). Il complesso di Bukchon è stato realizzato seguendo i principi della geomanzia, arte divinatoria di cui ho scritto nel primo articolo dedicato allo stile architettonico hanok, infatti, situato tra i palazzi di Gyeongbukgung (경복궁) e Changdeokgung (창덕궁), era stato costruito in una posizione dove non mancavano l’acqua, pensa al fiume Han, e le montagne, disposizione di buon auspicio. Oggi, questa preziosa superficie di storia è ancora presente, ma con molta fatica, ed è una meta molto apprezzata dai turisti stranieri, ma anche dai Coreani stessi, soprattutto i ragazzi, che imparano a conoscere meglio le proprie radici.



Bukchon è divisa in vari quartieri:

  • Wonseo-dong,
  • Jae-dong,
  • Gye-dong,
  • Gahoe-dong,
  • Insa-dong






I quartieri di Bukchon hanno un’alta concentrazione di case tradizionali in stile hanok, appena 30 anni fa, in tutta Seoul ne esistevano 800.000, ma, oggi, ne sono rimaste all’incirca 12.000, di cui la maggior parte situate, appunto, presso Bukchon. La pianta delle tradizionali case coreane, hanok, riproduce due lettere dell’alfabeto coreano, l’hangul, “geok” () e “deegut” (), questo origina un grazioso cortile centrale in ogni casa. Oggi, Bukchon conta, almeno 2300 costruzioni, in stile più o meno tradizionale, ma la sua  storia è stata molto difficile. Nel 1910, quando il Giappone occupò la Corea, il potere di allora divise i villaggi in un centinaio di lotti, decisione che comportò la distruzione di molte abitazioni tradizionali, solo il 40% delle strutture hanok furono risparmiate. Nuovi complessi tradizionali videro la luce dal 1930 in poi, ma le particolari regole di restrizione spaziale, vigenti all’epoca, imposero una riduzione della lunghezza delle grondaie dei tetti, la superficie media nell’abitazione tradizionale diventò, così, di 25 pyeong (circa 83 m², 900 piedi quadrati in misura americana), anche se le più antiche ne potevano raggiungere 150.




Un’antica unità di misura: pyeong



1 pyeong = 3.3058


Il pyeong è un’unità di misura che è stata utilizzata  in Corea del sud fino ad epoca recente. Un pyeong è un quadrato il cui lato è composto da 6 cheok , 1 cheok corrisponde all’incirca ad un piede, misura americana, che equivale a 0,3048 m. 1 pyeong, quindi, corrisponde a 36 piedi quadrati. Un tipico piccolo appartamento, situato in un condominio di Seoul corrisponde a 27 pyeong, cioè a 89,25 m². La Corea del sud ha abbandonato velocemente il vecchio sistema di misura, le cui tracce possono essere ritrovate nei libri di letteratura, solo il pyeong è stata l’eccezione, utilizzato fino al luglio del 2007, quando il Governo coreano decise che era arrivato il momento di adottare il sistema di misura standard.





Hanok tra decadenza e voglia di rinnovamento






Uno dei motivi della decadenza della casa tradizionale è da ricercare nella solita vecchia storia del contadino che vuole abbandonare i campi per raggiungere la città, quante volte l’avrai letta nei libri di storia o geografia, questo accadde anche alla popolazione coreana, che dal 1962 preferì alle comode case tradizionali, gli appartamenti nei condomini della capitale. Il Governo di Seoul, dal 2000 in poi, ha tentato con tutte le forze di rivalutare le zone più antiche della città, arrivando a lanciare una campagna che invogliasse i cittadini a non abbandonare, ma a ristrutturare le case tradizionali, attraverso la concessione di mutui a tassi agevolati, processo continuato fino al 2007.



A Bukchon esistono molti luoghi caratteristici, che attirano i turisti, come ristoranti, negozi di oggettistica varia, studi fotografici, persino gioiellerie di lusso, ma tra le mille informazioni che ho consultato, la più interessante è stata quella relativa alle pensioni, Guest House. Una delle strutture più accoglienti di Bukchon si chiama Seoul Guest House, che come masquottes ha due animaletti: un coniglio ed un cagnolino di nome Ssari. Non voglio tradurre o riassumere una guida turistica, ma ho trovato affascinante leggere su di una sala delle tradizionali case coreane, che la pensione possiede, di cui ho scritto nel mio articolo sulla storia delle donne coreane. Più volte mi sono soffermata sul fatto che uno degli aspetti che odio maggiormente della storia in generale, presente anche nella linea del tempo coreana, è la discriminazione di genere, cioè la riduzione delle donne ad uno stato quasi simile a quello della schiava, anche delle nobili, saranno state ricche, ma senza libertà, la ricchezza non conta nulla. Nella casa hanok dell’epoca Jeoseon, periodo dove la donna declassa nella scala sociale, esistevano aree destinate all’uomo e alla donna, che in tal modo, anche se sposati, vivevano come separati in casa; la Seoul Guest House possiede una di queste sale, la sarangchae, dove gli uomini usavano studiare o intrattenere gli ospiti, se ne fa anche un vanto xD. Oltre questa ci sono molte altre pensioni, come la Tea Guest House, ma è logico chiedersi perché un turista, soprattutto occidentale, dovrebbe scegliere delle pensioni e non comodi alberghi lussuosi, dove potersi rilassare, la risposta è semplice: i comodi alberghi non danno la possibilità di immergersi, per qualche giorno, in un’atmosfera diversa dalla propria vita quotidiana, che rispecchia la cultura di un’altra popolazione.







Leggendo le esperienze di viaggio di vari blogger americani e australiani, che hanno scelto come rifugio, per riposarsi dalle fatiche degli itinerari turistici, le pensioni, ho percepito il loro stupore nel vivere in una casa hanok. Tutti hanno descritto come sia importante rispettare l’etichetta, soprattutto il togliersi le scarpe prima di entrare nella struttura, e il calore avvolgente che promanava dal pavimento, grazie al sistema di riscaldamento ondol, di questo ho già scritto nella prima parte dell’articolo dedicato all’hanok, etichetta compresa xD. Il piacere maggiore per molti è stato quello di fare colazione seduti su dei cuscini a gambe incrociate, davanti ad un tavolo quadrato basso, una delle differenze fondamentali, tra la cultura giapponese, che pure ha il famoso tavolino caldo, chiamato kotatsu, e la cultura coreana, è quella della postura:  i Giapponesi si siedono inginocchiati, abitudine che rende le gambe un po’ storte, al contrario, i Coreani si siedono a gambe incrociate, questo ha garantito loro, nel tempo, gambe dritte e lunghe.



Il turista che scruta



Il turista porta denaro al Paese che visita, ma non sempre è amato, perché può capitare che sia un vero e proprio elemento di disturbo. Questo non è sempre vero, anche lo straniero non dotto, che non va in Corea del sud per un viaggio studio, o non è esperto di cultura orientale, può notare cose che la popolazione stessa, del Paese ospitante, dà per scontate. Della casa hanok, per esempio, molti hanno osservato di come avessero dormito su dei materassini, mentre nel passato si usassero delle stuoie (manufatto rustico ottenuto dall'intreccio, legatura o tessitura di fibre), oppure hanno sottolineato di come fossero belle le travi in legno del soffitto, che potevano vedere nelle stanza, in molte foto delle dimore tradizionali coreane,  che ho ammirato nel web, c’è questa continua focalizzazione sulle travi, è un aspetto architettonico molto affascinante.







Un’altra caratteristica della casa hanok è la porta scorrevole fatta di legno e carta di riso, ma nella struttura esistevano delle aperture, tipo porte-finestre, particolarmente piccole, che davano la possibilità all’abitante della casa di vedere chi fosse all’esterno, ma non il contrario; queste “aperture” erano comode, anche perché ci veniva fatto passare il cibo, soprattutto in inverno, per evitare, aprendo la porta per intero, di far entrare il freddo nella struttura riscaldata dal sistema ondol.





 I musei






Nella zone di Bukchon esistono molti musei, tra i quali anche quelli dedicati ai nodi tradizionali, così come un centro culturale di cui ho scritto nell’articolo sulle bambole tradizionali coreane. Una delle strutture museali più descritte, ha come tema il ricamo, quello tradizionale coreano, a fondarla è stata una artigiana di nome Han Sangsu, che prima di aprirla ha studiato con attenzione tutte le tecniche più antiche del ricamo tradizionale. Nel museo si possono trovare ben 80 lavori pregiati, realizzati dalla donna stessa, insieme a pezzi da collezione che sono stati raccolti per il Paese. Gli articoli più belli, che è possibile vedere sono:



  • Heungbyae: ricami applicati alle uniformi del re e degli alti funzionari,
  • Jobawi: cappelli invernali delle donne coreane,
  • Nambawi: cappucci foderati di pelliccia,



I ricami heungbyae rappresentano gli animali che la tradizione culturale coreana considera di buon auspicio: dragoni, giraffe, leoni, pavoni; gli stessi  di cui puoi leggere nel mio articolo sull’antica arte tradizionale coreana, denominata Minhwa.






cr: Ask a Korean, Diskovering korea , KTO (Korea Tourism Organization), Youtube

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