domenica 4 maggio 2014

South Korea: il festival di Buddha ...






Prima di parlare della festa celebrata in Corea del sud, conosciuta come Buddha's Birthday che quest’anno cadrà il 6 maggio, è giusto chiedersi chi in realtà sia Buddha. Grazie al film di Bernardo Bertolucci, intitolato il piccolo Buddha, molte persone sanno che “l’illuminato” era un principe:







Siddhartha Gautama nacque intorno al 583 a.C in quella regione che oggi viene identificata con il Nepal. Un saggio profetizzò al padre di Siddhartha, re Suddhodana, capo del clan  Shakya, che suo figlio sarebbe diventato un grande uomo intraprendendo due diverse strade: un grande guerriero o un maestro di spiritualità. La madre del Buddha, la regina Maya, morì poco dopo la sua nascita, a decidere dell’educazione del figlio fu solo il re, che lo volle proteggere dalla tristezza del mondo e farlo crescere come un grande guerriero.







Questo era il desiderio del padre per figlio, che fece vivere  Siddhartha nel lusso, dandogli in moglie la bellissima Yasodhara, che, in seguito, gli assicurò un erede. Una vita vissuta con quello stile fino all’età di 29 anni, ma un giorno, però, Siddhartha durante un giro con un auriga vide tre individui che rappresentavano le condizioni dell'esistenza umana:


  • Un uomo di mezza età,
  • Un uomo malato,
  • Un cadavere,
  •  
il principe comprese che  tutto il lusso in cui aveva vissuto non aveva senso, perché comunque l’ultimo destino dell’uomo era quello di degenerare a causa del tempo e della sofferenza. Per questo motivo decise di abbandonare il lusso e iniziò a studiare le maggiori dottrine filosofiche e spirituali della sua epoca, ma tutto ciò non gli bastava e intraprese, da solo, una nuova ricerca. Dopo essersi raso la testa e aver scambiato i suoi abiti principeschi con un mendicante, insieme a 6 compagni si sottopose ad una dura serie di privazioni e dolori fisici, ma ciò non lo rendeva soddisfatto, capì che la vera luce era nel giusto mezzo, come nuova testimonianza di vita accettò una ciotola di latte da una giovane ragazza, motivo per il quale i suoi discepoli lo abbandonarono.






Ormai solo, Siddhartha, continuò la sua meditazione sotto il fico sacro, in seguito sconfisse  Mara, il demone della distruzione, che inviò contro di lui un esercito di mostri, la tappa successiva fu l’illuminazione. Allora, il Buddha, si riappacificò con il padre ed i suoi discepoli, mentre la moglie divenne una monaca e il figlio un suo seguace, pure monaco.




Gli insegnamenti


Il Buddha all’inizio era riluttante a lasciare degli insegnamenti, perché credeva che solo la pratica dell’esercizio spirituale potesse portare alla verità, alla fine , però, cedette e decise di affidare ai discepoli dei precetti. Nonostante divenne un maestro, il suo modo di insegnare fu diverso, infatti, scelse  di prescrivere un percorso di pratica attraverso cui le persone potessero realizzare l'illuminazione da sole,  cosa ben diversa da una dottrina puramente filosofica. Il Buddha morì ad 80 anni e donò ai suoi adepti un insegnamento che esprimeva il concetto sulla caducità del mondo e la necessità di lavorare sodo per raggiungere la salvezza. 



Quanti sono i Buddha?


Pu-tai


Antichi testi  Buddhisti narrano dell’esistenza di 6 Buddha, nati prima del Buddha storico, cioè il principe Siddhartha, che menzionano anche la venuta di un Buddha futuro chiamato Maitreya. Una mia amica buddhista, cosa confermata anche dai siti più importanti dedicati al Buddhismo, mi ha insegnato che esistono diverse “scuole” di Buddhismo, ecco uno dei motivi delle differenti interpretazioni sulla figura del Buddha, ad esempio il Buddhismo detto Theravada (forma dominante di Buddhismo nel Sud Est asiatico, per questo chiamato anche “Scuola del Sud”) vede un solo Buddha per ogni era , il Buddha della nostra epoca è Siddhartha, conosciuto come il Buddha storico. 





Molte volte il Buddha è raffigurato in meditazione, ma non sempre le statue rappresentano il Buddha storico, molte raffigurazioni vedono una vera e propria triade composta da:


  • Buddha Shakyamuni (storico): al centro,
  • Bhaisajyaguru: il Buddha della guarigione e della medicina a destra,
  • Amitabha: il Buddha della luce a sinistra,

In alcuni siti, gli altri due personaggi vicini al Buddha storico, vengono semplicemente descritti come servi, ma non è proprio così, si tratta di maestri che hanno raggiunto l’illuminazione come Gautama, ma secondo altre interpretazioni, non relative solo alla triade, rappresentano diverse “emanazioni” del Buddha @_@, terreni o trascendenti. Un’altra scuola detta del Buddhismo Mahayana, insegna il Trikaya in base al quale  il Buddha ha tre corpi:


Dharmakaya: è il corpo, o lo stato, dell’assoluta verità,
Sambogakaya: è il corpo che ha avuto l’esperienza dell’illuminazione,
Nirmanakaya: è il corpo che si manifesta nel mondo,



È un concetto difficile da capire, perché in realtà il Buddha è uno solo, secondo il Buddhismo Mahayana,  quella dei tre corpi è un’esperienza che porta all’illuminazione, tutti siamo un solo Buddha o siamo Buddha XD, non l’ho inventato io, ma un’esperta, Barbara O'Brien.



Posizione del loto



In Corea del sud si festeggia il principe Siddhartha, conosciuto anche come Shakyamuni, per via dello storico clan  Shakya di cui il padre era capo. In realtà, nelle raffigurazioni orientali ci sono vari Buddha, uno ridente, uno grasso, uno seduto. Il Buddha grasso che ride è una creazione del folclore cinese del 10° secolo, chiamato  Pu-tai in Cina e Hotei  in Giappone, alcuni lo considerano un personaggio storico realmente esistito, altri lo vedono come Maitreya, la futura incarnazione del Buddha.  Il concetto fondamentale che bisogna assimilare è che diventa Buddha solo la persona che si è risvegliata, ed ha raggiunto l’illuminazione ponendo fine al ciclo della sofferenza, infatti la parola Buddha deriva dal sanscrito e vuol dire “essere risvegliato”. 




La strada della luce

Ora prometto che cercherò di essere una cronista storica lampo xD, anche se le imprese del passato mi interessano molto. Prima domanda: quando è arrivato il Buddhismo in Corea? Ricordiamoci sempre che la Corea è stata divisa in due parti in seguito ad un conflitto non antico, ma recente, risalente alla metà del XX° secolo, quindi ogni pagina storica ha sempre come protagonista la Corea come Paese considerato nella sua unitarietà geografica. Il Buddhismo arrivò in Corea tra il III° e il V° secolo, grazie alla civiltà cinese, questo è un dato storico certo, in più c’è la famosa leggenda di re Suro, che ho riportato in un mio articolo, che sposò una principessa indiana, Inhuh, che si dice abbia portato nel regno di Kaya la religione buddhista, non per niente i suoi figli divennero monaci, così come lo era suo fratello O_O.


Il Buddhismo nei tre regni

In un libro di storia coreana, perché come preciso sempre non scrivo fregnacce, ho avuto modo di apprendere quando il Buddhismo è approdato nella parte meridionale della Corea, in ritardo rispetto la parte settentrionale. L’autore del paragrafo ci tiene a sottolineare che quando questa “dottrina” arriva nei 3 antichi regni, non si parla di un vero e proprio “approdo”, ma di una conferma di un processo ormai iniziato da secoli, il riconoscimento della religione buddhista, in ciascun regno, coincide con la costruzione del primo tempio:


  • Koguryo: anno 372,
  • Paekche: anno 384,
  • Silla: anno 527


Il regno di Silla ha avuto maggiori difficoltà ad accettare il Buddhismo per via dei conservatori, legati alla prima forma di religione esistente in Corea, lo Sciamanesimo, che venerava molte divinità, tra le quali il famoso re drago del mare. In merito a questa ostilità esiste anche una legenda registrata nelle note storiche, in base alla quale, quando era re di Silla Pophung-wang  (514–540), nome che indica l’affermazione del dharma, una parola cara al Buddhismo, che in Sanscrito vuol dire  “la legge”;  un suo consigliere, monaco buddhista, di nome Ichadon, disse al re di emettere un proclama con il quale dichiarare il Buddhismo religione di Stato, impegnandosi ad assumersene la paternità, ben sapendo dell’opposizione della classe conservatrice. Infatti, fu arrestato, in quanto accusato di aver emanato un editto usando un sigillo reale all’insaputa del monarca; Ichadon accettò la condanna, ma profetizzò che alla sua morte dal cielo sarebbero  piovuti petali di fiori, e dal suo collo mozzato non sarebbe fuoriuscito sangue, ma latte, mentre la sua testa sarebbe volata via verso le montagne a sud. La religione  buddhista è riuscita ad affermarsi nei 3 regni per il semplice fatto che era portatrice di un messaggio salvifico, che andava oltre la vita terrena, in un momento storico nel quale il Paese era scosso da guerre, era come una via d’uscita per coloro che avevano bisogno di credere in un ideale superiore. Risalenti all’epoca di Silla sono alcuni componimenti intitolati hyangga, parola che significa canzone nativa, molti rappresentano delle preghiere al Buddha Amitabha, fra queste c’è quella scritta dal monaco Kwangdok, perché questo Buddha era il più evocato per ricevere la salvezza. 




In Corea del sud, si celebra il Buddha’s Birthday, l’ottavo giorno del quarto mese lunare, che quest’anno coincide con il 6 maggio. Il Buddha’s Birthday vuole ricordare la nascita di Buddha, anche definito come “Il giorno della venuta del Buddha”, divenuto una festività nazionale nel 1975. Durante questa particolare festività in varie parti della Corea del sud, da Seoul a Busan è un luccichio di lanterne, la lanterna simboleggia la saggezza e porta la luce nel mondo. Si tratta di un vero e proprio rituale chiamato Yeondeung, che significa luce della lanterna, iniziato durante il regno Goryeo (918-1392), è stato portato avanti nel tempo con la parata delle lanterne, un esempio è il bellissimo Yeongdeunghoe (Lotus Lantern Festival, 연등회).


La parata che si svolge a Seoul inizia dal Dongdaemun Gate, si espande attraverso Jongno per terminare al tempio di Jogyesa. A Busan vengono realizzate delle particolari lanterne di loto, fiore simbolo del buddhismo. In questo tipo di manifestazioni uno dei colori preminenti è il rosa, proprio perché il loto rosa è identificato con il Buddha stesso. I “carri lanterna” rappresentano diversi “personaggi” del Buddhismo e del folklore coreano, non possono mancare il famoso drago e la tigre, custodi dei punti cardinali. 



La saggezza di un fiore 




Il fiore di loto è un importante elemento del simbolismo buddhista, rappresenta la purezza. Secondo l’arte buddhista, il fiore di loto in piena fioritura indica l’illuminazione, mentre il bocciolo il primo passo verso l’illuminazione,  se il fiore è parzialmente aperto, ciò significa che l’illuminazione c’è stata, ma non è visibile superficialmente. Le radici piantate nel fango, che nutrono il fiore rappresentano la vita terrena, il disordine umano, ogni individuo con la meditazione può risalire in superficie come il fiore di loto e raggiungere l’illuminazione. Il loto è presente in molti elementi del Buddhismo, dalla leggenda della nascita di Buddha, l’elefante bianco che apparve alla madre del principino, la regina Maya, aveva nella proboscide un fiore di loto bianco, ad alcuni mantra e nei sutra.


Esistono fiori di loto dai colori diversi, ogni colore ha un significato:

Il loto blu: rappresenta la perfezione della saggezza,
Il loto dorato: rappresenta l’illuminazione realizzata da tutti i Buddha,
Il loto rosa: rappresenta il Buddha storico e i suoi “successori”,
Il loto rosso: è associato ad Avalokiteshvara, il Buddha della compassione,
Il loto bianco: rappresenta una mente purificata da tutti i “veleni” terreni,
Il loto viola: ha molti significati esoterici.




Altre celebrazioni nel mondo






Il Compleanno del Buddha è celebrato in varie zone dell’oriente in modo diverso, esiste una cerimonia particolare nella quale i buddhisti versano acqua o tè su di una statuetta che rappresenta il Buddha bambino, questo è un rituale che ha un significato di purificazione, ed è collegato con la leggenda della nascita del Buddha, che neonato compì sette passi e con una mano indico il cielo e con l’altra la terra, questa posa simboleggiava che avrebbe unito cielo e terra!!




Un sincero grazie alla mia amica Sonam!!



A brief history of Korea (Benard Reich)


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