martedì 7 ottobre 2014

La storia dei samurai




Il termine Samurai si riferisce all’antica nobiltà militare del periodo pre-industriale in Giappone. Il traduttore  William Scott Wilson ne ha tradotto il significato in cinese e in giapponese (saburau) indicandolo come: colui che serve. La parola saburau acquistò il valore di sostantivo con saburai. Il primo scritto al mondo dove è presente risale al 905-914 d.c nell’opera (un’antologia di poesie imperiali) di  Wakashù Kokin.  Alla fine del XII° secolo il termine definitivo che indicava i guerrieri diventò  bushido.





La storia dei samurai è molto complessa. A dispetto di quello che si crede non sono nati come degli eroi, ma, in partenza, facevano parte dei clan come scagnozzi a servizio di famiglie di “signorotti locali” o i signori stessi; in seguito, hanno costituito una nobile casta.



Dopo la battaglia di  Hakusukinoe, nella quale il Giappone aveva perso contro la Corea, il principe Naka no Oe ( Dinastia Tenji)  con un editto decise di adottare per il Giappone il sistema burocratico cinese della dinastia Tang (inglobando di fatto la cultura cinese in quella giapponese). Questo editto contribuì all’emanazione della legge, da parte dell’imperatore Mommu, che preveda che un maschio di ogni famiglia dovesse far parte dell’esercito imperiale. Unico privilegio era quello di non pagare più tasse o dazi. L'intento era di far nascere l’esercito imperiale  gundan-sei (军団制) che di fatto ebbe breve vita.



Con l’adozione della burocrazia cinese il Giappone inglobò anche il codice Taiho. Questo codice (insieme di norme che regolavano il funzionamento dello Stato) prevedeva che l’organizzazione statale fosse divisa in XII gradi, il grado più alto era quello di consigliere dell’imperatore, dal VI° in poi c’erano i funzionari, ossia gli impiegati, che avevano più o meno potere e non erano di certo dei combattenti.




La svolta si ebbe nel periodo Heian, quando l’imperatore Kammu tentava in tutti i modi di estendere i suoi domini ad  Honshū, impresa nella quale non riusciva perché incontrava l’ostilità dei ribelli  Emishi. Non avendo al suo fianco dei guerrieri abbastanza forti, Kammu, instituì una particolare carica quella di Seiitaishogun ( 征夷大将 ) o shogun. Attraverso questa carica, veniva concesso un ampio potere ai Clan (famiglie di signorotti locali), serviti da uomini parificabili a mercenari. I clan, in poco tempo, iniziarono a sminuire l’importanza dell’Imperatore, che sciolse il suo esercito.  I capi dei clan ricoprivano la carica di ministri e compravano anche, per i propri parenti, quelle di magistrato. Nacquero nuovi Clan formati dagli stessi agricoltori che avevano perso la terra per colpa dei magistrati imperiali, adottando il codice etico cinese e la denominazione definitiva di Bushido. 




Alla fine del XII° secolo ci fu una guerra in Giappone tra due potenti clan: Taira e Minamoto (schierati con diversi eredi dell’Impero). A vincere il conflitto fu il clan di  Minamoto Yoritomo grazie al quale in maniera definitiva si affermò la “stirpe” dei samurai. Minamoto ebbe notevole potere dall’imperatore Go-Shirakawa, che lo nominò shōgun. Con tale carica, con la quale Minamoto aveva il diritto di nominare, a sua volta, shugo e jito  (governatori delle province), il nuovo shōgun riuscì ad organizzare un servizio di “polizia” che all’inizio coadiuvava solo l’esercito, ma ben presto lo sostituì del tutto: questi erano i Samurai. Il Samurai aveva tre imperativi che governavano la sua esistenza:  1) l’onore, 2) servire il proprio padrone, 3) fedeltà fino alla morte. 




Un signore feudale, Shiba Yoshimasa (1350 – 1410), affermava che un Samurai (chiamato bushido) deve ambire ad una morte gloriosa. “Per il Samurai non deve esistere nessun’altro che il padrone". Deve agire sempre come uomo d‘onore, perché prima che a lui deve pensare ai suoi discendenti la cui dignità non deve essere infangata”.  




Tutte le citazioni che nel corso dei secoli si sono succedute hanno messo in evidenza il modello di Samurai perfetto:





  • Un Samurai deve obbedire sempre agli ordini del suo padrone anche se non gi sembrano giusti;
  • Deve sempre essere grato al suo padrone e ringraziarlo con la fedeltà; 
  • Deve avere nei confronti del padrone il rispetto che si deve ai genitori;
  • Deve rischiare la vita per il proprio signore;
  • Un Samurai che almeno una volta non abbia rischiato di morire non ha onore;


I due più importanti  Signori feudali che hanno Scritto sui samurai sono:


  • Imagawa Sadayo, che nel 1412 scrisse alcune lettere (di ammonimento al fratello sull'onore), studiate dai militari anche durante la II° guerra mondiale;
  • Kato Kiyomasa, uno dei più grandi signori dell’epoca Sengoku. Capo dei maggiori Clan del Giappone dell’epoca. Invitava i Samurai a vivere il bushido nella vita quotidiana, a studiare la letteratua militare per essere dei veri eroi pronti a morire per un ideale;


Samurai si prepara a morire : Seppuku



Un Samurai che perdeva una battaglia per il suo padrone e veniva catturato si suicidava, trafiggendosi l’addome con la spada. Questa era una pratica diffusa nel periodo Edo (1603 – 1867), di pratiche di suicidio in realtà ve ne erano due: Seppuku (taglio del ventre) e Harakiri (taglio dello stomaco).



Incontro tra Oriente e Occidente.







Tra il  1549 e il 1551, San Francesco Saverio andò in Giappone per l’evangelizzazione di quel popolo. A convincerlo di recarsi in quel Paese fu un samurai di bassa lega di nome Anjiro, che con le sue parole gli dimostrò  quale cultura avesse il popolo del Sol Levante. San Francesco Saverio (Gesuita) disse dei Giapponesi: “Non c’e nessuna Nazione al mondo che teme meno la morte” sottolineando attraverso altre parole l’onore che scorre nel loro sangue.  





Il popolo giapponese era altamente alfabetizzato grazie alla diffusione del Confucianesimo.
Il Samurai non era solo un guerriero, oltre la spada sapeva usare anche la penna. Noto poeta Samurai fu  Taira Tadanori (citato nell’opera epica dedicata allo scontro tra il Clan Taira e Minamoto), alla cui morte viene compianto con questi versi:

“Amici o nemici, entrambi bagnano le proprie maniche con le lacrime della tristezza dicendo:
Che peccato! Tanadori era un grande generale,
primo sia nelle armi che nella poesia”



Samurai dell'ultima era "splendente"



La fine dei Samurai

L’ultima battaglia dei Samurai risale al 1877 ed è conosciuta come la battaglia di Shiroyama, battaglia che portò alla restaurazione del potere imperiale della dinastia Meiji. Dalla dinastia Mejii, la stirpe dei Samurai fu sostituita con  la shizoku, carica che ormai aveva solo valore simbolico, anch’essa abolita dopo la II guerra mondiale.



I Samurai e le donne



I Samurai di alto rango erano più sfortunati di quelli di basso rango in amore, perché erano costretti ad accettare matrimoni combinati volente o dolente. Il Samurai di bassa lega, invece, non solo poteva scegliersi la moglie fra la gente comune, ma riceveva anche una bella e sostanziosa dote (anche il nobile, ovviamente, ma sicuramente meno felice). Molti mercanti usavano azzerare i debiti dei samurai di bassa lega se avessero sposato le proprie figlie, in questo modo facevano un passo avanti nella società.



Le mogli dei Samurai erano donne intelligentissime e devote al marito. Non erano semplici “donne di casa”, molte volte prendevano le decisioni al posto del consorte, soprattutto se questi era fuori per una guerra. Questa era una cosa vietata, ma di fatto esistente. Famose furono Hino Tomiko, che governò al posto del marito shogun Ashikaga Yoshimasa, quando perse interesse per la politica.  Chiyo, moglie di Yamauchi Kazutoyo, che risparmiò molto, arrivando ad indossare un Kimono fatto di stracci, pur di comprare un cavallo al marito. Destriero con il quale furono vinte molte battaglie.


Un Samurai poteva divorziare per vari motivi, così anche la moglie, tuttavia, la pratica del divorzio non era diffusa, perché ledeva l’onore dei guerrieri. Se fosse capitato che la moglie non avesse genrato un erede c’era comunque l’adozione.



Armi dei Samurai (le più antiche)



 
Spada: Tachi (spada curva) e Katana; 
Arco:  Yumi;
Lancia: Yari

Armature:  

yoroi: anche conosciute come lamellari. Erano fatte di squame (kozane) di ferro o cuoio, tenute insieme da piccole strisce.
Armatura a piastre: Introdotta dopo il 1500 con l’avvento delle armi da fuoco. La completa l'elmo chiamato Kebuto.







Sinonimi di Samurai

§  Buke 武家 - un appartenente ad una famiglia militare, un suo membro;
§  Mononofu もののふ - termine arcaico per "guerriero";
§  Musha 武者 - abbreviazione di Bugeisha 武芸者, letteralmente "uomo delle arti marziali";
§  Shi  - pronuncia sinogiapponese del carattere che comunemente si legge samurai
§  Tsuwamono  - termine arcaico per "soldato", fatto celebre da un famoso haiku di Matsuo Basho; indica una persona valorosa;






Donne Samurai

Tomoe Gozen (1157-1247): Samurai di sesso femminile e concubina di Minamoto no Yoshinaka. Ha combattuto nella guerra di Genperi.
Kaihime (1572 -?): Ha guidato un esercito di 300 guerrieri.
Oohouri Tsuruhime (1526-1543): guidò l’esercito per vendicare il fidanzato e i genitori.
Nakazawa Koto : uno spadaccino di sesso femminile, che si travestì da uomo negli ultimi giorni dello shogunato Tokugawa. Si unì agli Shinegumi  (polizia) e, inseguito, fu mandata ad Edo (Vecchia Tokio).
Naotora: Shogun il cui sesso fu nascosto fino a 100 anni dopo la morte.






Il simbolo del samurai è il fiore di ciliegio. Fiore bellissimo ma delicato  come il fiero samurai sempre sul baratro della morte .



@crediti immagini: lublinere-k-i-mchoizzzywes-talbott
@crediti contenuto: tratto da wikipedia.en








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