venerdì 16 ottobre 2015

Il kimono

 

La parola Kimono originariamente significava abito in lingua giapponese. Successivamente questo termine è risultato indicativo degli abiti tradizionali. Il Kimono, com’ è conosciuto oggi, risale al periodo Heian (794-1192).



Kimono dell'epoca Heian

Dal periodo Nara (710-794) in poi il Kimono era costituito da 2 “parti”, inferiore e superiore, una blusa ed un paio di pantaloni o gonna. Durante il periodo Heian  un nuovo stile ha sostituito il vecchio Kimono. Il nuovo abito era confezionato con un metodo che ne vedeva cuciti insieme  varie parti, in questo modo risultava essere molto più comodo da indossare. D’inverno vi era la possibilità di indossarlo “a strati” risultando molto caldo, d’estate era utilizzato un particolare tipo di stoffa traspirante come quella della biancheria tradizionale, cosa che rendeva l’abito fresco e confortevole. Così il Kimono è indossato ancora oggi sia da donne che da uomini. 



La possibilità di indossare il Kimono a strati creò una nuova moda, prima inesistente. I Giapponesi iniziarono a notare come un certo accostamento di colori potesse creare degli effetti stilistici particolarmente gradevoli all’occhio. Questo fu il preludio di un nuovo gusto artistico. Il kimono, quindi, rivestiva il colore delle stagioni o della classe politica di appartenenza. Da ciò nacquero i modelli che oggi vengono considerati tradizionali. Nelle epoche Kamakura (1192-1338) e Muromachi (1338-1573), uomini e donne indossavano kimono dai colori vivaci. I guerrieri indossavano i Kimono che rappresentavano i colori dei loro signori.



Samurai del periodo Edo



Durante il periodo Edo (1603- 1868) il Giappone era governato dal clan Tokugawa, il Paese era diviso in diversi feudi governati da vari signori di cui ciascun guerriero (samurai) indossava le uniformi.  L’uniforme del Guerriero era particolare. Era costituita da varie parti: un kimono, una blusa senza maniche, indossata sopra il kimono, chiamata kamishimo, dei particolari pantaloni chiamati Hakama. Grazie alle famiglie dei feudatari, interessate ad essere rappresentate al meglio, i tessitori e sarti dei kimono fecero del loro “mestiere” una vera arte. L’indiscussa eleganza di quest’indumento ne fa un vero e proprio cimelio di famiglia, tramandato di generazione in generazione. L’importanza del kimono non diminuì ma si modificò durante il periodo Meiji (1868-1912). Infatti, a causa dell’influsso della cultura occidentale, gli ufficiali dovevano indossare una divisa militare stile occidentale. Da quel periodo il kimono fu riservato alle occasioni speciali.


Il metodo usato per cucire il Kimono è unico.  Un pezzo di  stoffa da 12/13 m di lunghezza e 36-40 cm di ampiezza viene tagliato in 8 parti. Questi pezzi vengono poi ricuciti insieme per creare la forma base del Kimono. Viene utilizzato tutto il tessuto. Per le occasioni più importanti viene tessuto in seta, l’estate è preferito lo yukata (Kimono estivo di cotone). La divisione in 8 pannelli fa si che le parti del Kimono rovinate o corrose dal tempo possano essere facilmente sostituite.





I tessuti utilizzati per il Kimono sono di diversi tipi:

Il tessuto più resistente è quello del kimono che ha stoffa e cucitura dello stesso colore. Questo tessuto si chiama Oshima-Tsumigi, viene prodotto sull’isola di Amami-Oshima. La sua durevolezza fa si che si dica che possa durare anche 300 anni.


Un'altra tipologia di Kimono vede la realizzazione di un tessuto bianco sul quale vengono fatti disegni o ricami, il risultato finale è un magnifico Kimono dai colori sgargianti. Il tessuo utilizzato si chiama Kyo-Yuzen ed è realizzato a Kyoto. Altro esempio è il tessuto Kaga-yuzen, prodotto nella città di Kanazawa. I disegni di questo luogo sono ispirati alla natura. Il nome Yuzen deriva dalla tecnica usata per le decorazioni e la tintura.

I vantaggi del Kimono colorato sono due: possibilità di capovolgerlo se una parte è sbiadita (double-face), possibilità di sostituirla.




Il retro del Kimono: 
Una parte importante del Kimono è l’Obi che ha il compito di tenerlo fermo. È una fascia di tessuto che tiene il vestito chiuso nella parte anteriore, assolvendo ad una funzione pratica e al contempo estetica. La stoffa è di 4 metri di lunghezza e 30 cm di larghezza. Esistono due tipologie di Obi: fukuro-obi (avente un disegno solo sui lati), Nagoya-obi (più stretti e più facili da avvolgere), il Nishiki-obi, è apprezzato per i colori sontuosi e sgargianti, oro e argento, che si combinano tra loro; molto conosciuto è anche l’obi Hakata-Kenjo realizzato a Fukuoka.






Esistono diversi modi di legare un obi. Il fiocco più usato è il taiko-musubi conosciuto anche come “fiocco a tamburo”.  Rappresenta un fiocco legato sulla schiena che si gonfia come un cuscino garantendo un effetto caratteristico. Il fiocco taiko-musubi ha avuto largo seguito a partire dall’epoca Edo, prima di allora il popolo non badava molto all’estetica dell’obi, considerato solo come uno strumento per tenere fermo il kimono. 



Nel periodo Meji  è stato aggiunto un ulteriore tocco di eleganza rappresentato dall’obi-age o obi-jime. Un vero e proprio laccio usato per tenere fermo il taiko-musubi. Altro simbolo di stile.



Altri accessori per il kimono sono: l'han’eri ( collare per tenere fermo il colletto interno del kimono) e i tabi (calzini bianchi da indossare con i sandali zori).

Piccolo tutorial sul kimono






Per leggere tutorial a grandezza naturale: tasto destro del mouse/copiare link dell'immagine in un'altra pagina e usare la funzione offerta di zoom.

@crediti; contenuto:  web-japan.org 
@crediti immagini:  = Esterhyu , Samael1103Kyrn , Aplos , Allenwalker14R-ra





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