domenica 17 gennaio 2016

Gli Italiani made in China: prima parte




Un tempo in Italia se capitava di vedere qualcuno proveniente da un altro Paese, con tratti somatici e colore della pelle diversi dai nostri, sembrava strano agli occhi di molti, oggi, questo impatto traumatico con realtà culturali ed etniche variegate non esiste quasi più, se non nella popolazione appartenente alla fascia di età tra i 60 e gli 80 anni, ma non certo tra noi giovani, abituati come siamo ad interagire con gente di tutto il mondo tramite il web, o a vedere serie televisive di altri Paesi, che ci aiutano a comprendere, in qualche modo, un pezzettino di mondo.







Una delle popolazioni che ci ha raggiunti, facendoci compagnia, è quella cinese, direttamente dall’oriente, l’occhio a mandorla, ormai, fa la spesa con noi XD. I nostri fratelli cinesi da anni si sono integrati sul territorio italico, dando origine a due generazioni, la prima culturalmente legata al Paese di provenienza, la seconda divisa tra il cuore italiano e l’anima orientale. Mi sono sempre chiesta come vivano questo stato di equilibrio precario i ragazzi cinesi, che vorrebbero da un lato recuperare il senso profondo delle proprie radici, dall’altro avere una vita diversa dai propri famigliari, forse più libera e conformata alla realtà italiana.



A questo interrogativo ha tentato di dare una risposta un reality trasmesso dal canale realtime ed intitolato “Italiani made in China”, che ha permesso ad un gruppo di 6 ragazzi cinesi, 3 maschi e 3 femmine, di seconda generazione, di partire per la Cina, alla ricerca delle proprie radici.



I protagonisti:



Connie: una ragazza briosa di 19 anni, studentessa di economia, che ha come sogno quello di poter riabbracciare sua nonna. Vive a Torino con tutta la sua famiglia, ma ha perso il padre,




Alex: erede di una famiglia che vanta una lunga tradizione nella pratica e nell'insegnamento del Kung Fu, amante del kpop, vuole conoscere meglio la cultura cinese per apprenderne le tradizioni e sfondare nel mondo del kpop,




Alessandro: aiuto cuoco di 23 anni, gestisce un ristorante a Prato e desidera andare in Cina per conoscerne, in maniera più approfondita, la cultura culinaria, e, magari trovare l’amore,




Massimiliano: un ragazzo di 24 anni di Prato, amico di Alessandro, che è stato , insieme alla madre, letteralmente adottato da una coppia italiana, vuole andare in Cina per rivedere la cugina, che è cresciuta con lui,




Lucia è una giovane parrucchiera di Trieste, ha 24 anni, con un rapporto molto conflittuale con la famiglia di origine, fidanzata con un ragazzo italiano, vuole andare in Cina per riabbracciare sua nonna,





Francesca: una ragazza cinese che vive a Roma, adottata da una famiglia italiana, vuole andare in Cina per riscoprire le sue origini,


Questi 6 ragazzi hanno molti punti in comune, tra i quali, purtroppo, lutti che hanno lasciato nel loro cuore un vuoto, ma , allo stesso tempo, sono molto diversi, infatti, durante il corso delle puntate gli scontri sono stati inevitabili.


Arrivo in Cina

L’arrivo in Cina per i 6 viaggiatori è stato abbastanza eccitante, la città che li ha accolti è stata la rumorosa metropoli di Shanghai, tuttavia, a dirla tutta, personalmente mi aspettavo un senso di stupore maggiore, uno dei motivi che spesso mi ha portato a dubitare della genuinità del programma è proprio l’eccessivo senso di sicurezza con il quale i protagonisti dell’avventura hanno affrontato l’esperienza, nella realtà  molti, si sarebbero sentiti persi.

Uno degli aspetti aspetti positivi del programma, nonostante parecchi siano i punti da criticare, è stato quello di aver dato la possibilità ai ragazzi di soggiornare in un appartamento confortevole, senza la necessità di pagliacciate varie sulla sistemazione, la divisione delle stanze ha visto formare una coppia di uomini, una di donne, ed una mista, Connie non ha avuto difficoltà a condividere la stanza con Alex il kpopparo.

Come ho scritto sopra,nonostante l’impatto in una nuova terra, il gruppo è stato abbastanza tranquillo, l’unica eccezione è stata la super italiana, che si esprime in romanesco, Francesca, che rispetto agli altri mi è sembrata più vera, perché si è esposta e non ha avuto difficoltà a manifestare le proprie paure. Proprio con lei sono iniziati i primi dissidi, perché i membri del gruppo tendevano ad isolarla, in quanto la ragazza opponeva resistenza ad accettare di conformarsi ai costumi cinesi, soprattutto quando si trattava di alimentazione. Francesca, questa sua diversità la vive con coraggio, essendo completamente italiana dentro, sa di non stare facilmente a genio ai compagni, tuttavia, non si è arresa ed ha cercato di andare loro incontro uscendo da casa ed affrontando la città, ed era veramente impaurita, per comperare prodotti italiani, in modo da preparare una cena speciale per gli amici. Questo gesto è stato positivo, non tanto per l’appetibilità di quanto cucinato, ma per la conversazione che si è svolta durante la cena. La meno gettonata dei 6 ha raccontato la sua storia di bimba abbandonata da una madre mai conosciuta, ecco perché lei è completamente italiana, non si è mai confrontata con le sue radici, tutti sembravano comprenderla di più.



La ricerca di lavoro




Dalla bocca di Connie durante gli episodi si sentono sempre queste parole “etica del lavoro”, che rispecchiano l’aspetto che noi Italiani più conosciamo dei Cinesi, la dura dedizione al lavoro. È proprio attraverso il lavoro che è possibile adattarsi meglio in una società, perché si interagisce con la gente, di questo ne sono consapevoli Alessandro, il ragazzo cinese di Prato e la tappa Connie, i quali sono i primi a cercare lavoro, nonostante debbano restare in Cina solo un mese. La brevità del periodo è la causa principale dei rifiuti iniziali avuti dai ragazzi, in seguito fanno centro, a loro si accoda Lucia, che trova impiego come parrucchiera presso un importante salone che si occupa dei Vip …


Vetrina della sartoria







La prima a trovare lavoro è Connie, presso un negozio – sartoria di abiti tradizionali, mi ha molto incuriosita la sua esperienza, che trovo più rilevante rispetto a quella degli altri, ma si tratta puramente di interessi personali, visto che sono appassionata di abiti tradizionali orientali. Connie nella sartoria realizza i bottoni artigianali del bellissimo qui pao, l’abito tradizionale cinese di ultima generazione, perché  ce ne sono molte varianti, come puoi leggere da questo articolo, per realizzare uno di quei piccoli capolavori, una persona abile impiega dai 30 minuti ad 1 ora.











Poter lavorare per integrarsi è stato molto importante per Alessandro e Lucia, quest’ultima, soprattutto grazie alla sua qualifica di parrucchiera, ha potuto assistere allo svolgimento di un matrimonio cinese, piuttosto kitsch, forse poco tradizionale, il matrimonio tradizionale cinese ancora non l’ho affrontato come tema, una particolarità è stata quella dello sposo che è andato letteralmente a prendersi la futura moglie, accompagnato da vari amici , che per entrare nella stanza della donna offrivano alle damigelle, facendole passare dalla porta, delle bustarelle per corromperle. Il matrimonio non mi ha per niente incantata, mi sembra la riproduzione con “gli occhi a mandorla” del tipico matrimonio italiano in stile Gigi d’alessio =_=, alla cerimonia si sono intrufolati Alex e Massi.


Punti assurdi del presunto reality:


  • Eccessiva scioltezza dei ragazzi nell’affrontare l’avventura,
  • Totale assenza di reazione dei potenziali datori di lavoro alla presenza delle telecamere,
  • Osservazioni idiote della serie “ma perché  ci osservano, forse perché parliamo italiano?”, io avrei risposto, “no, credo sia la telecamera che ti viene dietro” …



Questo è il punto chiave per me della questione, come si possa pretendere che lo spettatore sia talmente citrullo da credere che dietro ogni puntata non ci sia un copione, come ho sottolineato sopra, chi seguiva i ragazzi, se non un cameraman con la videocamera? Come può un ragazzo essere così sicuro in una metropoli immensa come Shangai e sapere quali mezzi prendere e dove scendere? Ma stiamo scherzando! Ogni cosa è sicuramente curata nei minimi particolari.


Le tradizioni che si perdono nel tempo




Merito della laboriosa Connie è quello di aver trascinato gli amici ad assistere ad una cerimonia tradizionale, quella svoltasi nella casa del tè. La più spaesata del trio, destinato a prendere parte a questo angolo di storia, è sicuramente Francesca, che si lamentava abbastanza del tutto, considerandolo assurdo, invece Alessandro si annoiava solamente. Tralasciando le reazioni dei ragazzi, mi piace soffermarmi un attimo sul rituale, ad essere sincera non mi sono ancora approcciata alla cerimonia del tè cinese, in quanto ho scritto solo di quelle coreana e giapponese, ma fondamentalmente esiste un legame tra le 3 cerimonie, il fatto che il preparare una bevanda antica diventa una vera e propria arte. Sacerdotessa della cerimonia è una donna vestita in abiti tradizionali, quelli della propria minoranza etnica.







I punti salienti della cerimonia:

  • L’importanza del silenzio,
  • Prima di iniziare la cerimonia la maestra del tè si inchina agli ospiti,
  • Lavaggio delle foglie del tè,
  • La maestra di cerimonia faceva annusare l’aroma dell’acqua filtrata ai ragazzi,
  • Il primo prodotto deve essere gettato, perché la bevanda deve essere pura,
  • Bisogna prima annusare e poi bere,
  • Nel tè cinese non va lo zucchero,







Alla termine della cerimonia, la “sacerdotessa del te” ha eseguito una bellissima danza tradizionale, i suoi movimenti erano dolci e morbidi, cullati da una melodia carezzevole.


Un viaggio in un’antica località





Una bella esperienza culturale è stata quella di Alex e Francesca, che hanno deciso di visitare la località di Ping Yao, patrimonio protetto dall’Unesco e città fortificata della dinastia Ming, per allontanarsi dalla metropoli di Shangai, e avvicinarsi alla storia. Durante il viaggio, la fragilità di Francesca è esplosa, perché molte persone  la fissavano in quanto era evidente che fosse diversa e non conoscesse la lingua cinese, una signora l’ha colpita al cuore dicendole che  se non avesse avuto l’ombretto, sarebbe potuta assomigliare ad una ragazza di un territorio del Paese, sono l’ombretto e il trucco che occidentalizzano Francesca, oltre il dialetto romanesco. La ragazza ha sentito questa differenza ancora di più, l’ultima scena della puntata è quella di lei che si toglie l’ombretto.




A Ping Yao i ragazzi hanno potuto ripercorrere la storia,  prima assistendo ad una rappresentazione teatrale tradizionale, poi visitando una sorta di piccolo museo dove erano riportati i maestri più famosi del Kung Fu, fissazione di Alex per via della tradizione secolare della famiglia, gli piacerebbe visitare il luogo dove è iniziata la loro storia. Il ragazzo durante la visita al museo racconta a Francesca di quanto fosse importante il Kung Fu per la difesa delle merci, oltre che della propria persona, soprattutto durante i tempi antichi, quando venivano attaccati i carri dai banditi, le guardie dovevano saperlo praticare. Quindi è a Ping Yao che si possono riscoprire le radici, non in una grande città con le comodità a portata di mano, anche se, a dire il vero Shangai è molto di più, perché al suo interno custodisce un grande tesoro: l'attaccamento del popolo cinese alla tradizione.



Un simbolo schiacciato





Il simbolo più tenero della Cina è il panda, un animale di mole massiccia, ma che, nell’immaginario collettivo, è un estratto di dolcezza. Connie la curiosona, amante di questo sigillo di storia, ha trascinato Alessandro e Lucia allo zoo di Shangai, questa visita del trio è stata importante, perché pone lo spettatore di fronte ad una realtà poco accettabile per un amante degli animali, il fatto che il panda viva segregato in una piccola vetrina, almeno così pare dal filmato, a dire il vero mi è capitato molte volte di vedere scene di zoo cinesi che avevano come protagonista il panda, ma non sempre l’ho trovato in questo stato, in alcuni ambienti era abbastanza libero, ma nello zoo di Shangai no.





Il problema fondamentale del panda, dalle notizie che i media cinesi diffondono nel web ed oltre, è principalmente quello di riprodursi. Infatti, questo adorabile animale, così veniva riportato, sembra che sia pigro nell’accoppiamento al punto che, il maschio soprattutto, nonostante non omosessuale,  prova più piacere a mangiare che ad approcciarsi ad una compagna, per evitare l’estinzione molte sono le pratiche di inseminazione artificiale operate dai ricercatori cinesi su questa razza di animali.





La leggenda del panda

A parte questa breve parentesi un po’ triste, Connie , tra le lacrime, perché  scioccata dalla visione del suo idolo di bimba in quello stato, racconta a Lucia la leggenda del panda, tramandatagli dalla nonna, che spiega perché questo animale abbia un aspetto particolare:


Il panda un tempo era tutto bianco, come l’orso polare, ma un giorno un cucciolo perse la mamma e , disperato, batteva le zampe, piangendo, sulla fanghiglia, per questo motivo si sporcò tutto di nero, trasmettendo questo aspetto agli eredi, colorando anche gli occhi perché  si asciugò le lacrime, strofinandosi le zampe sporche sugli stessi”.


Amico lettore, spero che questo articolo ti sia piaciuto, ma rappresenta solo la prima parte del mio lavoro su questa specie di reality, che, nel bene o nel male, ha insegnato molto a noi occidentali sulla cultura cinese, spero di ritrovarti qui, anche per i prossimi articoli.

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