venerdì 19 febbraio 2016

Gli Italiani made in Cina: seconda parte




La mia avventura con il “reality” di “Italiani made in China” sta volgendo al termine, tra qualche ora dovrò dire addio ai 6 ragazzi protagonisti delle mie ricerche, che alcune volte mi hanno attirata nella loro tela, facendomi restare un filo sospesa, altre mi hanno fatta davvero innervosire, perché non sempre ho creduto ai loro stati emotivi …







La 5° puntata della serie si apre con due interessanti visite che i ragazzi hanno fatto in luoghi diversi:





Xitang: la Venezia cinese

Massimiliano, Connie, Alessandro e Lucia, si sono avventurati in una località chiamata Xitang, che viene definita la Venezia cinese, perché ricorda molto la laguna veneta, con l’unica differenza che al posto delle gondole per muoversi si usano antichi battelli cinesi.

Quando ho visto lo spettacolo offerto dal filmato mi è piaciuto davvero, ma non ho pensato per niente a Venezia, perché mi sono deliziata dell’atmosfera, squisitamente orientale, che offriva il paesaggio. Lucia ha sottolineato di come la gente , lì, sembrasse vivere di turismo, solo in apparenza, perché , in seguito, è stata mostrata la dinamica vita notturna delle nuove generazioni, criticata dal gruppo …

A Xitang è possibile trovare tanti oggettini, tipo braccialetti, perché i negozi che vendono articoli del genere sono molti, ma il prodotto più curioso è il lunghissimo cono acquistato da Alessandro e Massi, sicuramente da evitare se si possiede un vestito buono.

L’aspetto positivo di questo programma è stato sicuramente quello di permettere ai telespettatori di conoscere alcune località della Cina che non sono grandi metropoli, usi e costumi, anche se , forse, sarebbero state necessarie più puntate; ad esempio, io avrei concesso una puntata intera al viaggio di Alex e Francesca a Ping Yao, perché c’era molto da imparare sulle arti marziali, un argomento interessante, legato strettamente alla cultura cinese.






L’abilità del mercanteggiare

Una delle cose più divertenti, quando si fanno degli acquisti nei mercati rionali, è quella di mercanteggiare con il proprietario della bancarella, mi riferisco naturalmente a quelli italiani, ma sembra che, dopo la crisi, ciò non sia più così facile. In Cina, invece, il mercanteggiare è ancora una consuetudine da rispettare,  questo è  quello che Alex spiega a Francesca quando visitano il mercato Dongtai Lu, nel quartiere Luwan, a Shangai. Francesca voleva acquistare un ventaglio, ma Alex  la invita a “guardare senza guardare”, cioè  a non mostrare interesse verso l’articolo, in modo che il commerciante giochi al ribasso, senza aprofittarsi della smania del turista. Regola sacrosanta: proporre sempre un prezzo inferiore!

La tappa successiva al mercato dell’antiquariato è stato il mercato dei grilli, un luogo terrificante per Alex che li trova orribili, essendo entomofobico (avversione nei confronti degli insetti). I grilli venduti nel mercato vengono utilizzati nei combattimenti clandestini, anche se aleggia la leggenda che siano venduti per allietare con il loro canto le orecchie cinesi, qui Francesca deve vedersela con un ambulante che la schernisce per il suo cattivo mandarino, nonostante, dopo aver chiesto ai ragazzi, viene a conoscenza che è Italiana. In questa occasione è venuto fuori un aspetto di Alex che proprio non sopporto, l’aria di superiorità, il suo ridacchiare sulle difficoltà della compagna, un’avversione , secondo me, tra i due, che non è mai finita. 


Alex è le radici del Kung fu




Non bisogna temere di esprimere in maniera garbata il proprio pensiero, ed è ciò che farò io con Alex. Questo ragazzo è l’erede di una lunga tradizione di kung fu, sin dalla prima puntata ha più volte ribadito sempre la stessa cantilena, giusto per sottolineare che suo padre è un maestro di arti marziali che insegna in Italia, ma lui in Cina vuole ritrovare le sue radici, quando ci riesce, poi, non annaffia neanche un albero. 




Come compagna di viaggio, per ritrovare le radici del kung fu, aridaje, lo colpirei volentieri in testa col fodero della katana giapponese, sceglie la piccola Connie, che io proporrei per la santificazione in vita al Vaticano. Arrivato a Jinhua, terra del kung fu … bla bla, si ricongiunge con la sua famiglia. Dal loro  incontro si notano tre cose:

  • La, freddezza, ma direi più compostezza dei parenti, che non lo abbracciano, ma questo è tipico della cultura orientale,
  • Un aspetto del galateo simile a quello coreano: la zia chiede ai ragazzi di coprire i piedi con delle buste per non entrare in casa con le scarpe sporche,
  • È uso tra le famiglie cinesi emigrate, almeno è questo quello che trapela dal filmato, anche se lontani, di costruire una casa in terra natia, in cui vivere una volta tornati in Patria,

Un tempo in Italia meridionale, al nord non lo so, si usavano i pattini (tappetini per i piedi da mettere sotto le scarpe), quindi non entrare in casa con le scarpe sporche per me non è una grande novità, noi meridionali siamo abituati. L’ultima “usanza” personalmente penso che sia una cosa bella, ma abbastanza opprimente, perché in qualche modo vincola le generazioni future, che potrebbero non voler tornare in Cina. Il fatto che chi sta fuori comperi una casa in patria, o per lui i genitori, è comune al sud Italia, soprattutto in Sicilia, e non tutti sono felici XD, chiedetelo ad una mia amica …




Lo squarcio dedicato ad Alex si chiude con una bellissima esperienza, che mi ha colpito veramente, mettendo da parte Alex. I due ragazzi , pellegrini in terra confuciana, sono entrati nella palestra di famiglia, quella che custodisce il segreto del kung fu xD, dove c’era una specie di lezione per un evento del posto , con protagonisti dei bambini, si è presentato al cospetto dei marzialetti, il grande maestro, lo ammetto era figo vederlo, un nonnetto di 90 anni e passa che le sa suonare a tutti ò.ò. Ha raccontato di quando da giovane, c’era poco da mangiare e si praticava il kung fu, allenandosi duramente, a lui ho creduto, ma poi non so se vende le pizzette a Shangai, voglio dire è sempre un prodotto televisivo XD.

La tristezza di Alex:



Alex è abbattuto perché  è combattuto: non sa se diventare un idolo del kpop, oppure continuare la tradizione di famiglia. Dopo averlo sentito cantare e visto ballare io gli direi, segui le orme di babbo che è meglio (citazione puffo quattrocchi)  …

Di questo ragazzo mi ha rattristato un’esperienza dura della sua vita, gli episodi di razzismo che ha dovuto subire da piccolo in Italia, mi è dispiaciuto veramente, a Connie ha raccontato di quando lo chiamavano Cinese di merda al tempo del liceo, strattonandolo sull’autobus per farlo scendere dal sedile. Questo non è giusto, è un neo che macchia la dignità dell’Italia. Alex all’epoca non reagiva per evitare il degenerare della lite, ma Connie gli ha rimproverato di aver sbagliato, lei si sarebbe infuriata: “se pecora ti fai, il lupo ti mangia”.

Connie e la sua anima cinese





Che posso dire di Connie? È una ragazza piena di vita, una tipologia di persona che in un gruppo ha un sicuro successo, il collante di una comitiva. Nonostante sia moderna, nei modi di fare e nell’abbigliamento, ed integrata nella civiltà occidentale, si tiene strette le sue radici, forse anche troppo, dall’etica del lavoro al legame con la famiglia di origine, atteggiamento che la porta anche a rinunciare al divertimento per lavorare al suo ristorante, cosa che le ha impedito di andare a trovare prima la nonna. Quando si reca a Whencheng con il “simpatico” Alex , appena vede sua nonna si scioglie tra le lacrime, devo essere onesta, mi sono commossa T_T.  La nonna di Connie, a differenza della famiglia di Alex, non è per niente fredda, al contrario, si lascia andare ad effusioni d’amore con la nipote, che ha, in questa occasione, l’opportunità di incontrare la zia e la cugina con la bimba al seguito.





La piccola Connie, solo per statura, ma adorabile, ha voluto passare le giornate con la nonna come fossero momenti di vita quotidiana, per riassaporare quel senso di famiglia perduto quando, durante l’infanzia, ha dovuto lasciare la Cina per raggiungere l’Italia. Una tappa obbligatoria di una “giornata qualunque” è stato il mercato, durante questa occasione la dolce heidi cinese, faccio riferimento al legame tra Adelaide e il nonno, mangia un frutto che la nonna le ricorda amasse da piccola. Un altro tassello della giornata in famiglia è stata la passeggiata con la zia  e la cugina, con bimba al seguito, ci tengo a puntualizzare questo perché  Connie si impressiona nel vedere che la nipote, di 8 anni, che attraversa la strada, il modo di guidare in Cina è molto spericolato, va a scuola da sola e di questo quasi rimprovera la cugina, che, invece, la rassicura. Connie soffrirà molto del distacco dalla stella polare, sua nonna, sofferenza che la porterà, alla fine del reality, a decidere di lasciare la casa comune del gruppo per passare qualche altro giorno con il suo grande amore.


A livello personale cosa penso di Connie?  Se mi fosse posta questa domanda non saprei cosa rispondere, Connie è il prototipo della leader simpatica, un commento negativo sarebbe additato dai più, in molti contesti sociali,  ma non è perfetta, però non è possibile esprimere un giudizio negativo del suo comportamento in un reality dalla genuinità discutibile, modi di fare eccessivi e fastidiosi, come quelli di Alex, non ne ha avuti, anche se non ha mancato di pavoneggiarsi in via indiretta in alcune situazioni, ma perché no, è una giovane donna che sta creando il proprio futuro.


A rileggerci presto con l'ultima parte ...



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