sabato 5 novembre 2016

Maneki neko: alzo la zampa e la fortuna è qui

Lucky cat (Maneki-neko)


Il gatto portafortuna Maneki neko

Molti credono che l’immagine del gatto portafortuna sia nata nella città di Edo, anche se altre voci sostengono che sia Kyoto il luogo di nascita del micio. Sicuro è, prova sono i documenti storici risalenti al 1852, che la leggenda, con correlata immagine, del gatto portafortuna sia nata alla fine del periodo Edo.





Ad esempio, “Maneki neko”, appare in un’illustrazione di Utagawa Hiroshige , risalente al 1852, che mostra un commerciante  che vende un “Marushime neko”, tipo di portafortuna  proprio di Sensō-ji in Asakusa, Tokyo.



Maneki Neko


Quando è diventato un porta fortuna

Il gatto “Maneki neko” ha una posa caratteristica, quella della zampa alzata vicino al muso, questa postura lo ha fatto diventare un simbolo portafortuna. Galoppando a ritroso nel tempo sono varie le spiegazioni che si possono dare a questa folcloristica immagine, una, la più conosciuta, è collegata al proverbio cinese che recita che “i gatti lavano (ovviamente con la saliva, usando la zampa) il loro muso prima dell’arrivo della pioggia”, o, prima “dell’arrivo di ospiti” in Giappone.






Il gatto senza stivali, ma che aiuta

Una leggenda potrebbe anche spiegare perché il gatto è un portafortuna, essa narra di un mercante povero che ha aiutato un gatto, il quale, come ringraziamento, ha contribuito al miglioramento delle sue condizioni economiche, attirando i visitatori ad entrare nella sua attività commerciale. Altri miti riportano che il gatto sollevava la zampa per avvertire gli uomini di qualche pericolo.  

Nonostante le affascinanti storie, il gatto portafortuna, come simbolo culturale, è legato strettamente ai templi  Gōtoku-ji  e Imado-jinja.




La leggenda di Gōtoku-ji

Nei sobborghi di Tokyo, presso la circoscrizione di Setagaya, si trova il tempio buddhista di Gōtoku-ji, dove è possibile trovare tantissimi Maneki Neko ed acquistarne uno. Perché quel tempio è dedicato al gatto con la zampina alzata?






Per saperlo bisogna imparare una bella storia:

Durante il periodo medioevale, un nobile feudatario giapponese, Lord Ii, conosciuto come daimyo (carica feudale più importante tra il XII secolo e il XIX secolo in Giappone), insieme al suo seguito, stava passando per la zona del tempio, quando furono colti da un temporale improvviso.

A causa della pioggia incessante il nobile ed i suoi compagni si rifugiarono sotto un albero, la loro attenzione fu attirata da un micio bianco che, all’entrata del tempio,alzò la zampetta per dare loro il benvenuto. Il gruppo, incuriosito, si avvicinò al felino e , nello stesso momento, un potente fulmine colpì l’albero, pertanto, grazie a Maneki Neko, gli uomini erano salvi.

Per ringraziare il micio, sicuramente mandato dagli dei, il daimyo decise di diventare il patrono del tempio, facendone, grazie al suo supporto economico, crescere lo splendore, inoltre, il gatto bianco fu sepolto nella terra del tempio ed onorato.


Di questa leggenda ci sono piccole varianti, come, ad esempio, quella in base alla quale la devozione del nobile feudatario sia scaturita soprattutto dal contatto prima con il monaco buddhista, titolare del tempio, che gli raccontò interessanti storie legate alla sua dottrina, poi con il gatto, che contribuì a salvare la sua anima.


Maneki neko e i Giapponesi





Dopo aver letto queste belle storie, si può comprendere come il gatto portafortuna sia molto amato dalla popolazione giapponese, che ne compra le raffigurazioni per chiedere ad esso un desiderio, che pare il micio realizzi, infatti, una volta soddisfatti, i fedeli riportano Maneki Neko al tempio, in segno di ringraziamento. 




Oppure un altro modo per rivolgere un desiderio al gatto divino è quello di scriverlo su una tavoletta da appendere nel tempio, in modo che le divinità lo leggano e lo realizzino.





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