domenica 4 dicembre 2016

Vivere ai tempi di Goryeo




Tra fans adoranti e criticoni, Moon Lovers, il drama trasmesso dalla SBS nel 2016, ha aperto, a tutti coloro che non amano particolarmente i drama coreani storici (Sageuk drama), le porte del tempo per entrare in un periodo turbolento e significativo, il regno di Goryeo (912 - 1232). Cerchiamo di capire un po' come se la passavano i Coreani a quell'epoca.






Durante il periodo di Goryeo, l’espandersi dell’alfabetismo, incoraggiato dagli esami di stato, il sorgere delle scuole private, la graduale ingerenza dello Stato nei governi locali, la capitale come polo culturale che attirava i membri di elite privilegiate dai territori vicini, contribuì alla creazione di una identità culturale che fu condivisa tra le classi  nobili. Nonostante, quindi, ci fosse una maggiore unificazione a livello sociale, di fatto la collettività era fondamentalmente divisa in 3 strati:


Al primo posto c’era l’aristocrazia: la classe yangban

Il termine yangban significa letteralmente “due settori”, si riferisce alla divisione di questa classe in due sottogruppi:

  • muban (ufficiali militari);
  • munban (ufficiali civili);
Questa classe dominava la politica, l’economia e la cultura, esercitando forti pressioni sul sovrano stesso.


La classe intermedia: lavoratori liberi

La classe intermedia era costituta da tutti i soggetti liberi, che lavoravano per i nobili o per il Governo:

  • agricoltori;
  • affittuari che lavoravano i terreni degli aristocratici;
  • mercanti ed artigiani;

L’ultimo gradino della scala sociale: gli schiavi






Gli storici hanno stimato che , ai tempi di Goryeo, 1/3 della popolazione coreana fosse costituita da schiavi, anch’essi suddivisi in due categoria:

  • schiavi pubblici : appartenevano allo Stato;
  • schiavi privati: appartenevano ai membri dell’aristocrazia.
La condizione dello schiavo che lavorava i terreni degli aristocratici non era tanto negativa, nel senso che godeva di una piccola porzione di libertà, non essendo costantemente sotto la supervisione del padrone, quindi, poteva considerarsi parificato ai contadini più poveri.





Re Taejo, sovrano di Goryeo, provò a liberare i detenuti trasformati in schiavi, ma il suo tentativo fallì, facendo consolidare, invece, la schiavitù ereditaria. Un decreto del 1037 stabilì che i bambini nati da matrimoni misti tra comuni e schiavi avrebbero dovuto ereditare lo status sociale della madre, se libera sarebbero stati liberi anch’essi, viceversa se schiava, la questione non si presentava nel momento in cui un soggetto fosse stato figlio di una coppia di schiavi. Questo sistema di regole fu trasgredito dai signori che estesero lo status di schiavitù ai figli dei propri servi, anche se nati dai matrimoni misti, facendo salire il numero degli individui privati della libertà al 30% della popolazione, talmente alto che gli studiosi definirono Goryeo come una società di schiavi.


La liberazione di  massa degli schiavi






La liberazione degli schiavi durante il regno di Goryeo avvenne grazie a re Gwangjong (949-975) , uno dei figli di re T'aejo ( Wang Kon ), che, attraverso varie riforme, nel  ​​956, attuò una vera e propria liberazione di massa degli schiavi, che ebbe come conseguenza un aumento delle entrate per lo Stato, in aggiunta, due anni dopo, istituì l'esame di stato per reclutare dei funzionari per merito.





I Clan

Nella storia coreana i clan hanno sempre avuto un’importanza fondamentale, lo status di un individuo era determinato dal gruppo di appartenenza, anche se l’elemento identificativo essenziale era il pon’gwan, ossia la posizione che in origine gli antenati avevano occupato nello Stato. Ad esempio, anche in epoca Goryeo c’erano molti Kim, ma i clan Kim si differenziavano per ceppo di origine, quindi era possibile distinguere un Kyo˘ngju Kim da un Kangnu˘ng Kim. I grandi clan erano ulteriormente suddivisi in vari sottogruppi, molti dei loro membri in principio vivevano nei propri territori, guadagnando dal lavoro dei contadini ad essi sottoposti, con l’andare del tempo la situazione cambio perché le classi benestanti si concentrarono nella capitale, i funzionari amministrativi, di conseguenza, vivevano a palazzo perdendo i legami con le proprie radici. Le intese tra clan erano importantissime, si creavano tramite i matrimoni, nei quali non è chiaro se, almeno all’inizio, prevalesse la posizione del marito o della moglie, cosa che, sicuramente si sarebbe affermata in tempi successivi, ma, inizialmente, la donna aveva il suo peso. Importanza che sfumò lentamente quando il regno di Goryeo subì l’influenza della cultura delle dinastie cinesi Tang e Song. 





La donna coreana prima della dinastia joseon, rispetto alle altre donne della cultura asiatica, aveva un grande peso, ma soprattutto diritti, quale, ad esempio, il diritto di ereditare terre di vario genere, questo significa che, dopo la morte del capostipite di una famiglia, i beni del defunto erano divisi equamente tra figli maschi e figlie femmine, cosa che permetteva a molte donne di poter vivere di rendita. Il legame tra una dama coreana è la famiglia d’origine era molto forte, oltre al fatto  che il marito, una volta sposati, potesse andare a vivere a casa della moglie fino all’età dei 30 anni, se lei fosse morta prematuramente, i suoi beni sarebbero andati ai fratelli non al marito. Nel XII° secolo un viaggiatore cinese, Xu Jing, fu sorpreso della posizione del genere femminile nella società coreana.



Il matrimonio nella società di Goryeo






Rispetto al tardo periodo della storia coreana, nel quale vigeva l’endogamia, ossia chi apparteneva ad un ceto sociale , o ad un particolare territorio, doveva sposare individui del suo stesso “gruppo”, nel periodo Goryeo, nella scelta del compagno di vita c’era una maggiore libertà, questo aspetto , però, spesso era a favore dell’uomo, che poteva avere un vario numero di mogli e concubine ( il cui status non è ben chiaro ).





Re Taejo si sposò 29 volte ed ebbe 20 figli e 9 figlie, fece sposare le proprie figlie ai fratellastri, pratica considerata abominevole nella cultura cinese. Il “comando” di un clan spettava sia ai membri maschili della famiglia che femminili, le donne potevano regnare come regine.


Aspetti interessanti dei legami matrimoniali nella società Goryeo:





  • Il divorzio era possibile, ma non molto praticato;
  • Le semplici separazioni erano più frequenti;
  • Esistevano i matrimoni a tempo (a scadenza);
  • Risposarsi per i vedovi era una pratica accettata;
  • Nelle classi nobili l’uomo si sposava a 20 anni e la donna a 16;
  • Le vedove potevano crescere i propri figli;

Lo status sociale di un individuo, seguendo la “linea matriarcale”, era determinato dalla posizione della famiglia della madre, impensabile nel periodo Joseon. La società Goryeo per tutti questi aspetti , alcuni positivi, altri meno, era molto simile alla cultura giapponese del periodo Heian (794–1192).







Verso il V° secolo i principi sui quali era fondata la cultura coreana iniziarono a cambiare, per l’influenza dell’impero cinese e, di conseguenza, della dottrina confuciana. Infatti, furono vietati i matrimoni consanguinei di linea patriarcale e la posizione della donna subì un notevole declassamento.


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